Si produce qui il tabacco di qualità

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La tabacchicoltura nella Regione Veneto contribuisce alla creazione di 1.200 posti di lavoro e ha un valore annuale stimabile tra i 36 e i 50 milioni di euro. Nonostante la filiera tabacchicola italiana abbia dovuto confrontarsi con importanti cambiamenti che hanno avuto un impatto significativo sulla produzione, la coltivazione del tabacco a livello locale assume ancora oggi una dimensione rilevante sotto il profilo socio-economico. Anzi, al netto di importanti ridimensionamenti subiti negli ultimi 20 anni, il Veneto si è rivelata un’area tabacchicola resiliente alle condizioni avverse. Del tabacco italiano, Veneto in particolare, il mercato apprezza l’elevata qualità del prodotto e l’acquisto del tabacco “Made in Italy” viene anche tutelato grazie ai protocolli d’intesa che avvengono sotto la tutela politica del Mipaaf.
Sono queste alcune delle osservazioni contenute nello studio realizzato dal think-thank Competere, patrocinato dalla Regione Veneto, che mira ad analizzare il mercato e la filiera tabacchicola con un particolare focus sul Veneto che oggi è una delle regioni più produttive in Italia e rappresenta circa il 28% della produzione nazionale di tabacco greggio, con oltre 15.000 tonnellate di output. Lo studio è stato illustrato nel corso di una visita all’azienda F. Priuli di Oppeano (Verona) alla quale hanno preso parte l’Assessore all’Agricoltura della Regione Veneto Giuseppe Pan, il Presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, il Presidente di Italtab Vincenzo Argo e l’Amministratore delegato e Presidente di British American Tobacco Italia Roberta Palazzetti.
La coltivazione del tabacco nella regione è concentrata soprattutto nella provincia di Verona con 67 aziende. Seguono Vicenza con 35 siti produttivi, Padova con 30, Venezia con 19 e Treviso con 9. La provincia di Verona si conferma nel 2020 il principale polo tabacchicolo della regione con quasi 3 mila ettari impiegati e una produzione che supera le 12.000 tonnellate. Al secondo posto di una virtuale classifica si colloca la provincia di Vicenza, con grande distacco rispetto a quella di Verona (406 ettari coltivati e 1602 tonnellate di produzione) e al terzo posto si trova quella di Padova, con 248 ettari e 1046 tonnellate.
“Il comparto del tabacco conta in Italia circa 2.000 aziende che danno lavoro a 50.000 addetti (in prevalenza donne) e si sviluppa in oltre 15.000 ettari concentrati in quattro aree geografiche in cui la coltivazione è parte importante sia dell’economia locale, sia dell’eccellenza tecnologica del Paese. Siamo di fronte a un settore che, nonostante la contrazione dei volumi produttivi del 25% in dieci anni, ha saputo mantenere la sua vitalità, facendo della sostenibilità, della qualità e dell’aggregazione i suoi punti di forza. Per evitare un pericoloso declino del comparto, e dare al contempo un futuro alle sue imprese, occorrono scelte politiche ed economiche mirate”, ha commentato Massimiliano Giansanti, Presidente di Confagricoltura.

“I 20 milioni di euro investiti quest’anno da BAT nella tabacchicoltura italiana, per un totale di quasi 200 milioni dal 2011 ad oggi, rappresentano chiaramente la centralità del Belpaese nelle nostre strategie. Il Veneto, in particolare, ha per noi una valenza strategica, assicurando una materia prima di qualità e una filiera altamente competitiva”, ha sottolineato Roberta Palazzetti, Presidente e Amministratore Delegato di British American Tobacco Italia e Area Director Sud Europa.
Se si guardano i dati riguardanti la resa per ettaro negli ultimi sette anni la regione Veneto mostra una crescita costante passando da 3,5 tonnellate per ettaro nel 2014 a 4,1 nel 2020. Rispetto alle altre regioni tabacchicole italiane (Campania e Umbria), il Venteo è l’unica area dove si è sviluppato questo trend, un dato che fa dunque emergere chiaramente il punto di forza del settore che negli anni è stato in grado di migliorare costantemente, rendendo il tabacco una coltivazione ad elevata produttività.