Produttori di mais, troppe restrizioni

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In Italia oggi viene prodotta la metà del mais rispetto a vent’anni fa, ma è difficile che il trend migliori con le attuali normative europee. Parola di Federico Zerboni, presidente di Maizall, che riunisce le associazioni maidicole di Stati Uniti, Brasile e Argentina, cioè i massimi produttori ed esportatori mondiali: “Con le restrizioni attuali imposte dall’Ue e il divieto di applicare biotecnologie, come si può produrre? Con le strategie del Farm to Work europeo si prevede un calo della produzione del 40 per cento e un aumento dei prezzi. Così non può esserci futuro per i seminativi”. Il monito è stato lanciato durante il convegno “Mais, altri cereali e soia nelle Americhe: tecniche di produzione, potenziale produttivo e di esportazione”, organizzato da Confagricoltura Vicenza, con Zerboni, agronomo e imprenditore agricolo italo-argentino, che ha spiegato come con buone pratiche agricole, innovazione, biotecnologia e scienza Paesi come Brasile e Argentina stiano avanzando a grandi passi nel mercato mondiale dei cereali. Basti pensare che nell’export di mais, dalla stagione 2021-2022, il Brasile è cresciuto del 5.6% e l’Argentina del 5,1%, mentre è in caduta libera l’Ucraina a causa della guerra (- 62,5%) ed è in flessione anche la Russia (-5 %). E nei prossimi anni è previsto un ulteriore exploit, soprattutto nel Paese governato da Lula: già oggi è primo al mondo nella produzione di soia e presto diventerà primo anche in quella di mais, mentre sta triplicando pure le quote di frumento (da 3 a 9 milioni di tonnellate).“Brasile, Argentina e Stati Uniti hanno sistemi di produzione molto simili – ha spiegato Zerboni -, che riguardano la gestione del terreno e del suolo”.Comune denominatore con l’Europa è la siccità, la peggiore degli ultimi cento anni. Ma si guarda avanti, con l’obiettivo dichiarato, per quanto riguarda il Brasile, di trasformare in seminativo la metà degli allevamenti. Numerosi i produttori di seminativi e gli allevatori arrivati non solo dal territorio vicentino, ma anche dal Padovano e dal Polesine, che hanno espresso preoccupazione per la burocrazia che rende sempre più difficile sopravvivere nel settore dei seminativi e degli allevamenti, ponendo quindi domande sulle tecnologie, sulle rese e sui costi produttivi nelle Americhe. Anna Trettenero, presidente di Confagricoltura Vicenza, giudica importante per l’agricoltura locale guardare al resto del mondo: “Ho conosciuto Federico Zerboni vent’anni fa e mi ha introdotto in un universo che non conoscevo – ha detto -. Ho capito quanto sia importante scambiare le informazioni e le conoscenze. Zerboni vive in un Paese in cui soluzioni bisogna trovarne ogni giorno. Noi non siamo ancora abituati a questo, però ci stiamo velocemente avvicinando”.