IL POLESINE SARA’ SEMPRE PIU’ VUOTO

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Che l’Italia non fosse più un Paese per giovani l’ha confermato, oltre al sentore generale, una recente statistica e che lo stesso valesse pure per il Polesine, era oltremodo preventivabile. Ora a darne ulteriore riprova ci sono i dati Istat, che fanno percepire un costante aumento dei tassi di mortalità e il decremento di quelli di natalità. Dal gennaio 2013 al settembre 2016 (il dato completo dell’ultimo anno si dovrebbe conoscere verso giugno), si sono registrate circa seimila nascite e oltre undicimila decessi tra Adige e Po. Il dato sugli stranieri si ferma attualmente al 2015 e registra 938 nascite nel triennio, con una media di 314 all’anno, circa il 20 per cento, a testimonianza che una buona parte del territorio cresce, o perlomeno si mantiene numericamente, grazie all’apporto di persone non autoctone. I decessi extra polesani si attestano invece sulle sole 59 unità (meno dell’uno per cento). Il Polesine, insomma, invecchia e muore più che autorigenerarsi, e quando lo fa è soprattutto grazie agli stranieri, che sono comunque nel complesso a loro volta in calo rispetto al 2015, un meno 1,6 per cento, e hanno un’incidenza complessiva del 7,7 per cento con oltre 18mila presenze attestate. L’attuale differenza tra natalità e mortalità in Polesine ha un saldo negativo di media di 1.300 unità all’anno. Si suol dire ai posteri l’ardua sentenza, ma con una semplice operazione matematica, per assurdo tra circa 180 anni la popolazione locale potrebbe essere estinta.

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