Il benessere rende produttivi

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Negli anni, il lavoro ha cominciato a giocare una parte sempre più significativa nella nostra vita. Fino a poco tempo fa, la linea di confine tra la nostra occupazione e la sfera personale era molto più netta rispetto a oggi.
Se le cose hanno iniziato a cambiare con l’avvento del digitale, la pandemia di COVID-19 non ha fatto altro che spingere oltre quel confine.
Ci ritroviamo oggi con smartphone che sono veri e propri prolungamenti delle nostre mani; siamo in una relazione quasi intima con la casella di posta e con computer o tablet che usiamo sia per guardare film, che per preparare presentazioni.
A tutto questo, tra il 2020 e il 2021 si è aggiunto lo smart working (o meglio, il lavoro da remoto), che prima in pochissimi sapevano cosa fosse, soprattutto in Italia. Senza un ufficio da cui uscire, i limiti fisici, temporali e relazionali del nostro modo di lavorare sono diventati liquidi. Trovare un cosiddetto work-life balance, l’equilibrio tra questi due aspetti, è diventato un obiettivo primario da raggiungere.
Con il termine work-life balance intendiamo l’integrazione equilibrata delle attività quotidiane, legate sia alla sfera personale, che a quella dell’occupazione. È sbagliato pensare che questa stabilità vada a incidere positivamente solo sulla nostra salute, in quanto ha risvolti anche sulla nostra performance lavorativa. Più equilibrio porta più produttività.
Bilanciando lavoro e vita privata siamo meno stressati, diminuiamo il rischio di burnout e, allo stesso tempo, ci sentiamo più incoraggiati e legati alla nostra azienda. L’equazione è abbastanza semplice: più i tuoi dipendenti ritroveranno tempo per la sfera personale, più lavoreranno con efficienza.
Per questo consiglio sempre ai miei clienti di attivare iniziative che alleggeriscano l’impatto aziendale sui loro collaboratori. Come prima cosa, sarebbe utile sviluppare e condividere vision, mission e una lista di valori: punti di riferimento che saranno utili ai dipendenti per sentirsi ancora più vicini e legati all’impresa.
Un altro modo per andare incontro ai bisogni delle persone è la flessibilità degli orari. È più facile raggiungere un equilibrio se a decidere quanto dura la pausa pranzo sono loro. Così come li aiuterà ad abbassare il livello di stress sapere che possono arrivare in ufficio anche alle 9:30. Ovviamente, in ogni caso bisogna bilanciare la flessibilità degli orari con le esigenze organizzative ed effettive dell’azienda.
In ultima battuta, a un imprenditore che vuole trovare un work-life balance adeguato nella sua azienda direi: non dimenticare di essere tu il primo a dare il buon esempio. Rimanendo in ufficio fino a dopo cena, instillerai nei tuoi dipendenti l’idea che per avere successo, loro dovrebbero fare lo stesso.
li orari lavorativi, staccare serve tanto a loro, quanto a te. Un buon leader deve essere in grado di capire quando premere sull’acceleratore, e quando prendersi del tempo per ricaricarsi: non vuoi certo essere tu il primo a finire le batterie!

Vuoi sapere di più su come integrare al meglio la vita lavorativa e quella personale? Visita il sito di Cassiopea su www.cassiopeaweb.com/, o contattami a tiziana@cassiopeaweb.com o al 347 1513537.
Tiziana Recchia

Fondatrice, titolare e amministratrice di Cassiopea. Da quasi 30 anni è business e life coach, si occupa di formazione e supporta le aziende nei momenti di cambiamento. Collabora con la redazione de “La Cronaca” per portare il suo punto di vista esperto nel mondo del business.