Sacrari, ristrutturazione dimenticata

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“E’ inaccettabile che, passate le celebrazioni per il centenario della Grande Guerra, non siano ancora iniziati i lavori di ristrutturazione dei sacrari militari gestiti, o meglio non gestiti, dalla Struttura di missione per gli anniversari di interesse nazionale istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ricordo quando, con la legge di bilancio approvata Nel 2014 la Regione del Veneto trasferì ingenti risorse a questa struttura in vista del centenario: se avessimo saputo come sarebbe andata a finire, probabilmente avremmo appaltato noi stessi i lavori, eseguendoli nei modi e nei tempi più consoni ad onorare un anniversario importante”.

E’ quanto dichiara l’assessore regionale all’Istruzione e Formazione del Veneto di rientro dal tradizionale pellegrinaggio all’Ossario del Monte Pasubio.

“Un ritardo imperdonabile – continua l’assessore – che impone una seria riflessione sul futuro dei nostri sacrari: credo sia giunto il momento di chiedere la restituzione di quanto stanziato nel 2014 dal Veneto alla Struttura di missione per gli Anniversari di interesse nazionale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Bisognerà inoltre prevedere un percorso rapido e snello per la continuazione e l’ultimazione dei lavori, magari individuando un commissario ad acta, pratica molto comune per l’attuale governo. Un commissario potrà certamente contare sull’aiuto delle associazioni combattentistiche e d’arma che amano veramente i nostri sacrari, come gli Alpini, i Fanti e i Carabinieri, che il sabato e la domenica si sostituiscono spesso, da volontari, ai pochi militari rimasti ad operare nei sacrari”.

“Sul Monte Pasubio – conclude l’assessore regionale – opera la Fondazione 3 novembre 1918, che ha raccolto fondi e donazioni anche da privati, con la partecipazione di 4 comuni che continuano a stanziare risorse: questo sistema virtuoso di collaborazione pubblico-privato ha permesso di ristrutturare il sacrario e le opere pittoriche, di creare un museo di ultima generazione, nonché di assumere un custode. Questo è un modello positivo di gestione, che funziona, da prendere in considerazione anche per altre analoghe situazioni”.