Per i ristoratori del Veneto più politica per rilanciare

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knowledgably «Veniamo da un mese e mezzo di lavoro, concentrato peraltro nel weekend. Ma rispetto al 2019 siamo al -30% medio in termini di fatturato da inizio dell’anno: ce lo dicono le oltre 4mila imprese da tutta la regione che rappresentiamo. E il nostro settore continua a essere dimenticato in termini di riforme».Così l’associazione Ristoratori Veneto & Ho.Re.Ca., nata a Verona e portavoce di migliaia di imprenditori del settore. A frenare quello che spesso con troppa fretta è definito «un ritorno ai tempi pre-Covid» sono l’inflazione che si ripercuote sui consumi delle famiglie, i costi delle materie prime per le nostre aziende — dall’olio di girasole, raddoppiato, alla farina, salita fino al +20% — e l’assenza di una volontà politica a sostegno del settore. Ricorda Alessia Brescia, portavoce di Ristoratori Veneto, che «già l’agosto scorso segnalammo cinque proposte per aiutare le aziende in maniera concreta». Una era la «defiscalizzazione sulle neo-assunzioni, non solo per dipendenti under 30 ma per i disoccupati da almeno 6 mesi o percettori del reddito di cittadinanza». Un’altra ancora era la «riduzione contributiva in busta paga di almeno il 50% sulla forza lavoro già in organico, per almeno 24 mesi, così da poter rilanciare i consumi». Quindi «l’eliminazione o sospensione del Documento unico di regolarità contributiva del biennio 2020-2021 e l’introduzione dei voucher per gli stagionali».

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