Nomina revisore di conti, scatta l’obbligo

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Mancano pochissimi giorni al 16 dicembre, data entro la quale 154 mila società a responsabilità limitata in Italia (secondo l’ultima elaborazione di Unioncamere basata sui bilanci 2018), dovranno nominare l’organo di controllo o un revisore. Nonostante le richieste, il termine fissato dal codice della crisi non verrà rinviato. Ma quante sono le aziende del territorio interessate? Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, ha stimato il numero in 13 mila srl per quanto riguarda il Veneto e in 2.600 per la provincia di Padova. Una platea di aziende molto ampia. Le società dovranno nominare l’organo di controllo qualora negli esercizi 2017 e 2018 sia stato superato uno dei seguenti parametri: a) totale dell’attivo patrimoniale superiore a 4 milioni di euro; b) totale dei ricavi delle vendite e delle prestazioni superiore a 4 milioni di euro; c) occupati in media durante l’esercizio superiore a 20. Lo scopo della norma è quello di introdurre delle “procedure di allerta” che prevedano in anticipo lo stato di “crisi” per le imprese così da evitare l’effetto “contagio” e una limitazione dei danni come quelli che hanno colpito il sistema economico nel periodo 2010-2015. «Una norma nobile nei propositi, ma pessima nell’applicazione e nel suo stesso disegno», commenta Carlo Valerio, presidente di Confapi Padova. «I parametri dei vincoli dimensionali delle aziende sono già stati modificati in corsa rispetto alla prima stesura, a dimostrazione di come anche questa misura al pari di molte altre abbia “sparato” nel mucchio. Nonostante l’innalzamento del tetto da 2 a 4 milioni resta evidente come sia tenuta in scarsa considerazione la dimensione delle imprese, perché ci sono aziende ben lontane dall’avere un volume d’affari di 4 milioni di euro che però raggiungono o superano comunque il parametro relativo al personale, ad esempio quelle di servizi con alta densità di operatori e basso valore aggiunto: ci chiediamo perché debbano essere messe sullo stesso piano. C’è poi la questione legata ai tempi: ci chiediamo perché l’obbligo di nominare il revisore non sia stato inserito gradualmente in modo da consentire alle imprese di adeguarsi. Così com’è, la norma verrà percepita come l’ennesimo fardello di una burocrazia opprimente, che costringe gli imprenditori a perdere tempo e denaro. Inoltre, la pericolosa accelerazione si misurerà con la carenza di revisori già sufficientemente preparati, con possibili danni per le imprese che, pressate dalla fretta, dovessero in buona fede affidarsi a loro». Per quanto riguarda i costi, va tenuto conto che il compenso orario del revisore viaggia tra i 50 e i 150 euro e che saranno almeno una cinquantina le ore impiegate per ogni azienda: si arriva facilmente a calcolare un esborso minimo di circa 2.500 euro, ma che può salire a seconda delle dimensioni e delle caratteristiche dell’azienda, arrivando anche a 6.000. Ma cosa succederà a chi non dovesse rispettare la scadenza? «Qualora le società obbligate non provvedano spontaneamente alla nomina entro tale termine, il D. Lgs. 14/2019 prevede che il Conservatore del Registro delle Imprese, avuto notizia del superamento dei limiti attraverso le informazioni acquisite con il deposito dei bilanci di esercizio, segnali al Presidente del Tribunale tali soggetti affinché quest’ultimo provveda a nominarli d’ufficio, senza alcuna possibilità di scelta da parte delle società».

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