Minali lascia in eredità 5 miliardi di ricavi L’ex ad: “Mai lavorato per sovvertire la cooperativa”. L’utile netto cresce del 15 per cento

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Il 31 ottobre Alberto Minali era stato disarcionato dopo che il Consiglio di amministrazione aveva preso atto che si era “progressivamente verificata una divergenza di visione… per quanto riguarda l’organizzazione societaria, gli scenari strategici e i rapporti con i soci e col mercato, con la conseguenza di una non fluida, distesa e positiva posizione”. Il Consiglio di Amministrazione presieduto da Paolo Bedoni lo aveva comunque ringraziato per il lavoro svolto. E ce n’era ben donde. I primi nove mesi (al 30 settembre), interamente a gestione Minali, chiudono con un utile netto in crescita (+15,8%), segnando la solidità del Gruppo assicurativo, in ulteriore rafforzamento. Alberto Minali, insomma seppur sfiduciato dal consiglio di amministrazione, lascia Cattolica con cinque miliardi di ricavi (+16,5%) e margini oltre le attese, un indice di solidità patrimoniale in miglioramento, una raccolta Vita (+23,4%) in decisa accelerazione e un indice minimo garantito medio delle riserve in costante diminuzione. Dal canto suo l’ex amministratore delegato ha spiegato alla stampa di non aver mai lavorato “per sovvertire la cooperativa” e a favore di una trasformazione in Spa. Aggiungendo che non sono arrivate rischieste o segnali di richiesta per una Spa “né da Buffet nè dai fondi internazionali”. E in un’intervista al Sole 24 Ore ha raccontato la sua verità. «Ho sempre svolto il mio ruolo di amministratore delegato di Cattolica nei limiti delle deleghe che avevo e, come risulta dai verbali dei cda, non ho mai lavorato a favore della trasformazione della cooperativa in Spa. Il dossier Ubi? Io ho proposto al cda di non presentare l’offerta per la bancassicurazione perché avrebbe comportato un aumento di capitale oneroso per i soci di Cattolica Assicurazioni». Fin qui la polemica a distanza dopo il distacco traumatico. Stando ai freddi dati invece Cattolica Assicurazioni chiude i nove mesi del 2019 con un utile netto di 84 milioni di euro, in crescita del 15,8% rispetto ai 72 milioni dello stesso periodo del 2018 e oltre le attese di Banca Imi per 83 milioni. In miglioramento anche la raccolta premi complessiva fra Danni e Vita cresce che segna un +16,5% anno su anno a 4,986 miliardi, anche in questo caso oltre le attese degli analisti di Banca Imi per 4,890 miliardi. Il settore Danni segna un incremento del 3,3% a 1,523 miliardi di euro, ma è la performance della raccolta Vita a registrare il balzo più importante, ovvero il +23,4% a 3,452 miliardi grazie alla capacità della rete di vendere polizze finanziarie di tipo unit linked (sono 31% rispetto al totale), oltre a prodotti tradizionali a basso profilo di rischio. Cattolica spiega nella nota di bilancio che ha inciso in maniera positiva il contributo della bancassurance con Banco Bpm. Le nuove emissioni di polizze Vita rivalutabili con tassi garantiti pari a zero hanno favorito un progressivo ulteriore ribasso del minimo garantito medio delle riserve del gruppo, che si trova ora allo 0,61% (era lo 0,78% nel 2018), in costante discesa come previsto dalle linee strategiche del piano industriale. Inoltre le nuove emissioni tradizionali sono caratterizzate da un basso assorbimento di capitale grazie alle loro caratteristiche tecniche con basso profilo di rischio. Dal canto suo il direttore generale Carlo Ferraresi ha così commentato: “Ci presentiamo al mercato con risultati solidi che dimostrano la capacità industriale e di creare valore di Cattolica, pur in uno scenario molto sfidante a causa di bassi tassi di interesse, alta volatilità dello spread e forte competitività nel mercato. L’Azienda si sta muovendo in continuità con la strategia di business presentata ai mercati: tutto il team manageriale, i dipendenti e i collaboratori continueranno a lavorare alacremente in questi mesi per rispettare gli obiettivi del Piano Industriale e ripagare la fiducia dei Soci e degli azionisti”.

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