LAVORO: VENETO, TERZA REGIONE IN ITALIA PER CONTRATTI DI SECONDO LIVELLO

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VENEZIA 27.06.2015.FOTOATTUALITA'.PALAZZO FERRO FINI. PRIMA SEDUTA DEL CONSIGLIO REGIONALE E PROCLAMAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE.NELLA FOTO: L'ASSESSORE ALL'ISTRUZIONE ELENA DONAZZAN

Con 1931 contratti di secondo livello il Veneto è la terza regione in Italia, alle spalle di Lombardia ed Emilia Romagna, per stipula di contratti integrativi, aziendali o territoriali. Un contratto su 7, tra quelli di secondo livello in Italia, è sottoscritto da aziende e lavoratori veneti. Una sorta di primato, messo a segno in particolare nell’ultimo anno, con ben 1063 accordi aziendali e 219 territoriali firmati nel 2015. «É il lusinghiero risultato di un cambiamento culturale promosso e accompagnato dalla Regione Veneto e dalle sue parti sociali» dichiara l’assessore regionale al Lavoro, Elena Donazzan, commentando i dati del ministero del Lavoro, diffusi oggi dal più importante quotidiano economico nazionale. «In Veneto il welfare negoziato ha trovato un ambiente favorevole, così come testimonia il successo di esperienze che amo definire ‘finanza etica’ o ‘di secondo livello’ (in analogia alle forme contrattuali), come il Fondo Solidarietà Veneto, fondo pensionistico e di investimento sostenuto dai versamenti volontari di lavoratori e datori di lavoro». «La normativa nazionale e i vantaggi fiscali hanno sicuramente incentivato il ricorso alla contrattazione di secondo livello – analizza l’assessore – ma in Veneto questa forma di “economia sociale “, di tipo partecipativo, ha radici antiche e profonde che affondano nella cultura cattolica e in una cultura del lavoro fondata sulla responsabilità condivisa. La crisi, poi, ha sicuramente contribuito a modificare anche tra i più giovani le relazioni industriali e rigidità tipiche di altre stagioni sindacali e ha rafforzato la convinzione, e l’esperienza diretta, che vede il successo (o insuccesso) di un’azienda dipendere in modo preponderante dalla responsabilità di ognuno». «Come Regione Veneto – prosegue Elena Donazzan – abbiamo sostenuto e sin da prima dell’inizio della crisi questo modello partecipativo, di solidarietà non assistenzialistica fondata sull’attiva partecipazione dei dipendenti, prevedendo con i fondi Fse 2007-2013 incentivi alla redistribuzione degli utili, sotto forma di premi o di welfare aziendale. E continueremo a farlo con i nuovi bandi del FSE 2014-2020 dedicati alle azioni di “responsabilità sociale”: per questa misura il Programma operativo regionale stanzia 15 milioni di euro nel settennio in corso, destinati a incentivare le aziende che sperimentano ‘buone prassi’ di partecipazione, welfare, cogestione. L’obiettivo è riuscire a coinvolgere entro il 2020 almeno 65 mila lavoratori in forme di condivisione sociale degli utili di impresa».

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