Imprenditori stanchi della rissa Richiesti di esprimere un voto “sull’operato del Governo”, uno su due lo ha bocciato. Per il 40 per cento “è appena sufficiente”. “Il conflitto genera sfiducia. Servono certezza e chiarezza di misure, il Paese viene prima”. Prima va ridotto il cuneo fiscale

Sì Tav, no Tav, autonomia, flat tax o reddito minimo nella manovra, rapporti con l’Europa e ora anche presunto Russiagate. Il fronte dei conflitti quotidiani nel governo e delle strategie distanti (se non addirittura opposte) fra Lega e M5S si allarga provocando incertezza e immobilismo (mentre l’Istat certifica «crescita zero»). E ormai la percezione dichiarata di logoramento e insofferenza nel tessuto imprenditoriale e produttivo. Richiesto di esprimere un voto «sull’operato del governo», il 31,4% degli imprenditori di Padova e Treviso ha dato un giudizio «negativo» (42,7% tra i medio-grandi) e il 14,6% ne ha dato uno «molto negativo». Nel complesso quasi un imprenditore su due (46%, con picco del 55,4% tra i medio-grandi) è convinto che l’esecutivo gialloverde stia lavorando male. I voti «positivi» sono stati il 12,9% e i «molto positivi» appena lo 0,8%. Per il 40,2% invece il giudizio è «appena sufficiente». Nonostante i contrasti su tutto, per la gran parte degli imprenditori prevarrà, nell’immediato, l’interesse dell’attuale quadro politico a proseguire. Il 33,0% pensa che la scelta dei partiti di maggioranza di proseguire insieme non muterà e il governo non subirà modifiche; un altro 16,2% che i nuovi equilibri politici (dopo le europee) renderanno necessario un rimpasto di governo. Ma il redde rationem è solo rinviato: per quasi tre imprenditori su dieci (27,1%) il solco tra Lega e Cinque stelle sui contenuti della prossima legge di Bilancio porterà alla rottura del «contratto» e quindi a probabili elezioni anticipate. E per il 23,7% a una manovra in aperto contrasto con i vincoli Ue che riaprirà scenari di instabilità e scontro e procedure di infrazione con Bruxelles. Sono i risultati del sondaggio di opinione sull’ ”Italia nel quadro globale e le azioni per la competitività” condotto da Assindustria Venetocentro, in collaborazione con Fondazione Nord Est, dal 20 giugno al 20 luglio su un campione di 530 imprenditori delle province di Padova e Treviso. Sulle tre priorità realistiche (in ordine di importanza) per uno «choc competitivo» che scuota l’Italia dal torpore (e quindi per la prossima manovra), pochi dubbi da parte degli imprenditori. Anzi, nessuno. Per il 42,9% la prima (con distacco) è “ridurre il cuneo fiscale e contributivo sul lavoro”, indicata inoltre come seconda priorità dal 21,1% e come terza dal 12,6%. Seconda in ordine di priorità è “ridurre la spesa pubblica”, in cima per il 14,7% (seconda per il 16%, terza per il 14,5). Conquista il podio come terza azione prioritaria “investire in istruzione, formazione, innovazione, R&S”, indicata come prima leva competitiva dal 12,3% (seconda e terza rispettivamente dal 19,3 e dal 17%). “Dopo un anno perso per la crescita e ingenti risorse orientate più all’assistenza che allo sviluppo, non perdiamo l’occasione della prossima legge di Bilancio”, dichiara Maria Cristina Piovesana, presidente di Assindustria Venetocentro. “I risultati del sondaggio confermano la preoccupazione che ci è stata rappresentata da centinaia di colleghi – aggiunge Massimo Finco, presidente vicario di Assindustria Venetocentro -. Il clima di conflitto permanente nella maggioranza, le strategie distanti se non addirittura opposte su temi decisivi e attesi, contribuiscono a generare sfiducia nel Paese, e si riflettono sugli imprenditori e sui consumatori congelando le decisioni di investimento”.