Il travaglio veneto dei Dem

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L’incontenibile ex presidente del Consiglio Matteo Renzi ha lasciato il Pd e si è fatto il suo partito. La decisione ha creato non poco sconquasso all’interno dei democratici della nostra regione. Molti iscritti lo avevano osannato e seguito. Ora regna una gran confusione, e le polemiche e tensioni nelle sette province si sprecano. Il segretario regionale del Pd Alessandro Bisato si fa portavoce del fronte del no alla scissione, descrivendo l’addio del Matteo di sinistra come una oscura manovra di palazzo. La fedelissima e portavoce renziana Alessia Rotta addirittura precisa che gli elettori piddini sono stanchi di liti, scissioni, polemiche ed ora l’unica priorità è quella di concentrarsi sulll’azione del governo giallorosso. Magari pensando alla medesima alleanza alle regionali del prossimo anno. Aggiungiamo noi. Sta di fatto comunque che il ginepraio del più importante partito della sinistra italiana ha quasi toccato il fondo. Soprattutto, si ha l’impressione che i Dem abbiano dimenticato l’importanza politica e industriale non solo del Veneto ma di tutto il Nordest. Ci dà ragione in questo il bravo e lucido Roger De Menech. Tutti sono disorientati e certamente delusi. Sta di fatto che in questa diaspora il danno va, come sempre, ai cittadini e agli elettori che invece attendono risposte e certezze.

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