I test rapidi parlano veneto

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“Il Veneto non si è mai fermato ed ha sempre ritenuto fondamentale la sperimentazione di tutti i test. Abbiamo sempre ritenuto di dover percorrere tutte le vie ritenute possibili per arginare la pandemia; siamo stati la prima regione che ha affrontato il tema e l’utilizzo dei test antigenici di ultima generazione. Oggi la circolare del Ministero della Salute ci conferma che abbiamo preso la strada giusta”.

Così il dottor Roberto Rigoli, coordinatore delle Microbiologie della Regione del Veneto, esprime soddisfazione per il testo del documento redatto dalla Direzione generale della Prevenzione sanitaria del Ministero, riportante gli aggiornamenti sul Covid-19 e le strategie di testing. In esso si fa riferimento ai test antigenici di ultima generazione, spiegando che “sembrano mostrare risultati sovrapponibili ai saggi di RT-PCR, specie se utilizzati entro la prima settimana di infezione, e sulla base dei dati al momento disponibili risultano essere una valida alternativa alla RT-PCR”.

“È un riconoscimento importante – prosegue Rigoli – perché sottolinea che i test diagnostici di terza generazione danno risultati assimilabili a quelli della biologia molecolare. Questo significa che si chiarisce l’impiego delle diverse tipologie di antigenici. L’efficacia dei test di generazione precedente è confermata e continuano ad essere di validità inalterata nelle operazioni di screening della popolazione. Ma si riconosce che quelli di ultima produzione, caratterizzati da tecnologia a fluorescenza, hanno una sensibilità di livello molto elevato che può ridurre il ricorso ai test molecolari nella ricerca di conferma in caso di positività”.

“Penso sia un momento che conferma come in Veneto si sia affrontata la pandemia senza aspettare da altri risultati – conclude Rigoli -. Il documento, tenendo conto anche delle indicazioni pubblicate dall’Associazione Microbiologi Clinici Italiani, ha certificato una sperimentazione partita dalla nostra regione e che si è allargata ad al tri importanti centri sanitari d’Italia come il Niguarda di Milano o il Careggi di Firenze. Siamo solo a una tappa perché stiamo sperimentando nuovi metodi diagnostici ancor più sensibili e specifici, puntando a una qualità elevata anche a vantaggio di una riduzione dei tempi di attesa e dei costi”.