Contributi, per averli passano 500 giorni

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Oltre un anno di attesa per sapere se la propria domanda è stata accettata o meno, con casi estremi che arrivano ai 500 giorni ad aspettare vanamente una risposta, rispetto ai 60 preannunciati dall’ente promotore. Per intendersi: dalla pubblicazione di un bando agli esiti effettivi possono trascorrere anche 23 mesi, tempo record riscontrato da alcune aziende per il Fondo Pmi Creative di Invitalia. Una maratona che le imprese che decidono di partecipare ai bandi nazionali per i contributi a fondo perduto conoscono bene. All’indomani dell’approvazione in Parlamento del Ddl Incentivi, Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, ha esaminato 18 tra i bandi più significativi che, tra il 2021 e il 2022, hanno riguardato gli incentivi alle industrie (11 a livello nazionale, 5 a livello regionale e 2 a livello provinciale), prendendo in considerazione sia i tempi – e i ritardi – nella pubblicazione delle graduatorie, sia l’intero iter temporale che separa la pubblicazione del bando dall’effettiva assegnazione delle risorse.
L’eccesso è quello del già citato Fondo Pmi creative e del Fondo Impresa femminile.Tempi lunghissimi anche per il Bando ISI Inail, per i quali gli esiti provvisori sono annunciati entro 14 giorni dal click day, ma ne servono 150 per gli elenchi definitivi, con l’arco temporale che assume proporzioni mastodontiche considerando che tra la pubblicazione del bando e l’esito comunicato all’azienda in alcuni casi documentati sono trascorsi 17 mesi.
Va decisamente meglio per i bandi promossi dalla Regione Veneto, dove in media i tempi per ottenere gli esiti si riducono intorno ai 120 giorni, con esempi felici come quello del Bando per l’erogazione di contributi alle PMI giovanili 2021 e del Bando per l’erogazione di contributi alle PMI a prevalente partecipazione femminile 2021, per i quali i risultati sono arrivati in alcuni casi in due mesi, prima dei 90 giorni previsti. Qui, considerando i bandi presi in esame, la media del tempo che trascorre tra la pubblicazione e gli esiti è di circa 6 mesi, meno della metà rispetto ai bandi nazionali. Ancora più rapido il responso da parte della Camera di Commercio di Padova per le due proposte prese in esame: il Bando a supporto della transizione verso “Impresa 4.0” sia nel 2021 sia nel 2022 ha prodotto gli esiti in anticipo di quasi un paio di mesi rispetto alla data indicata. E se l’iter complessivo nel 2021 si è protratto tra i 7 e i 10 mesi, nel 2022 è stato rapidissimo, con due soli mesi a separare la pubblicazione del bando e gli esiti, arrivando a una media tra i due anni presi in esame che, come a livello regionale, si attesta sui 6 mesi.
«Il panorama degli strumenti a supporto degli investimenti delle PMI è stato rafforzato e integrato nell’ultimo decennio portando a un’offerta decisamente vasta, ed è bene, ma anche molto frastagliata: si sono moltiplicati i soggetti che erogano le risorse – ognuno, ovviamente, a modo suo – che finiscono per risultare spesso inadeguate rispetto alla domanda», afferma il direttore di Confapi Padova Davide D’Onofrio. «Queste sproporzioni spingono a una competizione a click day, affidando in buona sostanza al caso l’assegnazione delle risorse tra gli aventi diritto. D’altro canto, i soggetti che optano per una valutazione di merito dei progetti da finanziare si devono confrontare, e questo fa sì che per i bandi nazionali i tempi finiscano con l’essere necessariamente molto lunghi. In sintesi, tra l’incertezza dei click day e i tempi di valutazione delle competizioni a punteggio, si finisce per generare incertezza e inefficienza intorno a risorse preziosissime per il sostegno al comparto produttivo».
Uno dei problemi più seri di chi investe in Italia è quello dell’incertezza, che impedisce di programmare i propri investimenti.