Brain Research, noi all’avanguardia Verona è al top nella cura delle malattie del cervello. “Ma la ricerca va alimentata”

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Si chiama Brain Research Foundation Verona (BRFV) ed è stata fondata del 2010 dal prof. Massimo Gerosa, seguito da un gruppo di ricercatori e filantropi. Scopo della Fondazione, è quello di promuove ed incentivare la ricerca biomedica sulle neuroscienze a Verona.
A tenere la conferenza, voluta da Inner Wheel, della presidentessa Paola Rinaldi, presso la sede del Banco Popolare di Verona, l’ing. Giuseppe Manni, presidente della BRFV, il prof. Michele Tinazzi, il dott. e ricercatore Christian Geroin e il vice presidente della fondazione Roberto Ferri.
“Le malattie che colpiscono il cervello sono tante e diverse tra di loro. Colpiscono tutte le fasce di età: dai bambini, affetti da autismo, agli adulti con ictus o dipendenze da droga, fino ad arrivare agli anziani, colpiti da malattie neurodegenerative come Alzheimer, Parkinson o SLA; senza contare le crisi epilettiche, presenti durante tutto l’arco della vita di molte persone”, ha spiegato il dott. Ferri.
“La parola d’ordine è quindi “ricerca”, ma non è sufficiente fermarsi a questo”, ha detto nell’introduzione l’ing. Manni. “Per questo da anni abbiamo deciso di intraprendere questa strada, per aiutare la ricerca, per andare oltre, nonostante le difficoltà che incontriamo. Ma noi pensiamo che questa sia una strada da percorrere se vogliamo davvero aiutare chi soffre”.
Hanno poi preso la parola gli specialisti, il prof. Tinazzi e il dott. Geroin. “La ricerca da sola non basta, specie se isolata e relegata al laboratorio. Lo scopo è quello di fare ricerca in laboratorio per arrivare poi al letto del paziente ospedalizzato. Allora si che il beneficio sarà immediato e tangibile”, hanno sottolineato.l
Ma il farmaco è l’unico strumento per curare il problema?
La risposta è no, e a darla è il prof Michele Tinazzi, neurologo. Specializzato nei disordini posturali nei malati di Parkinson, ha spiegato “come le alterazioni assiali possano essere trattate, curate e in molti casi prevenute solo con l’esercizio fisico e la riabilitazione. 1 paziente su 4 ha un’alterazione della postura che lo porta spesso a cadere,subire fratture e ad essere ospedalizzato. Ma non esiste un farmaco che intervenga sulla postura del paziente”, ha ribadito il prof. Tinazzi.
Il passo successivo è “prescrivere al paziente l’esercizio fisico, passaggio chiave del processo di miglioramento posturale. La riabilitazione infatti non basta, così come da sola non è sufficiente la terapia farmacologica”.
La città scaligera con la sua Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata (AOUI) figura tra le le città con i centri di neurochirurgia e neurologia più qualificati d’Europa. “E questo ci spinge a credere sempre più nella ricerca e nella necessità di trovare altri amici che ci affianchino lungo questa strada”, ha concluso l’ing. Manni.

Vanessa Righetti

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