Arriva l’assegno per il lavoro

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Sono più di 47 mila i beneficiari dell’Assegno per il Lavoro, lo strumento finanziato dalla Regione del Veneto che consente ai disoccupati con più di 30 anni di età di ottenere assistenza qualificata gratuita nella ricerca di un nuovo lavoro. Per poterne usufruire è sufficiente rivolgersi ai Centri per l’Impiego del Veneto e scegliere tra le oltre 400 sedi degli enti accreditati per i servizi al lavoro quella presso cui ricevere i servizi previsti di orientamento, counseling, formazione e supporto all’inserimento lavorativo.

Secondo il report di monitoraggio dell’iniziativa, a cura di Veneto Lavoro, in circa 3 anni sono stati rilasciati oltre 47.200 assegni, la maggior parte dei quali destinati a disoccupati di cittadinanza italiana con più di 40 anni, con una lieve prevalenza femminile. Dopo il sensibile calo registrato in periodo di lockdown, tra luglio e settembre 2020 le adesioni all’iniziativa hanno ripreso a correre, superando nel trimestre quota 4.000 assegni rilasciati.

Gli assegni attivati presso gli enti accreditati sono complessivamente 40.739, l’86% di quelli rilasciati, e 35.026 di questi si sono nel frattempo conclusi. Circa 30mila beneficiari hanno trovato lavoro, nel 37% dei casi con contratto a tempo indeterminato o a tempo determinato di durata superiore ai 6 mesi. In caso di contratti inferiori ai 6 mesi il percorso previsto nell’ambito dell’iniziativa può essere sospeso per poi riprendere alla conclusione del rapporto di lavoro.
L’Assegno per il Lavoro ha un valore massimo di 5.796 euro, riconosciuti all’ente erogatore dei servizi prevalentemente a risultato occupazionale acquisito, ed è compatibile con la Naspi e altri strumenti di sostegno al reddito, ma non vi può accedere chi è già impegnato in percorsi di politica attiva o corsi di formazione finanziati dalla Regione del Veneto o da altri soggetti pubblici.

“Questo strumento – puntualizza l’assessore – funziona, e lo ribadiamo, anche in comparazione con strumenti nazionali che, dopo anni, stentano a partire: strumenti nazionali molto teorici e poco pratici, soprattutto in un momento così complesso ove non possiamo buttare risorse pubbliche, ma dobbiamo rispondere a reali esigenze di imprese sempre più fragili, schiacciate da una pressione fiscale che era già difficile da reggere e che ora è diventata insostenibile, e che, evidentemente, rinunceranno ad assumere per paura di non farcela”. “Ma così – conclude Donazzan – si vanno solo ad ampliare le fila dei disoccupati. E il Veneto questo non lo vuole di certo”.