Pop Vicenza, giudice si astiene

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Un fulmine a ciel sereno: il presidente del tribunale di Vicenza, Alberto Rizzo, ha accolto l’istanza di astensione presentata da Lorenzo Miazzi, il magistrato che presiede il collegio giudicante del processo Banca Popolare di Vicenza. Con lo stesso provvedimento, il presidente ha anche nominato a subentrare la dottoressa Camilla Amedoro, che andrà ad affiancare i giudici già presenti, De Stefano (nominata presidente) e Garbo. In un comunicato si fa risalire la decisione di astenersi dal processo da parte di Lorenzo Miazzi al deposito – fra gli atti del processo – di un documento dal quale risulta che uno degli avvocati dello studio associato della sorella del magistrato è attualmente impegnato a difendere un imputato per reato connesso in una causa con parte la stessa Banca Popolare di Vicenza. Infatti la decisione di astenersi dal processo da parte di Miazzi è da mettere in relazione al deposito fra gli atti del processo di un documento dal quale risulta che uno degli avvocati dello studio associato della sorella del magistrato, Maria Luisa, è attualmente impegnato a difendere Samuele Sorato, ex amministratore delegato della banca, per reato connesso in una causa con parte la stessa Banca Popolare di Vicenza. In seguito a queste decisioni il processo, che è giunto alla 20esima udienza e riprenderà il 3 luglio, rischia la prescrizione nell’ipotesi in cui qualcuna delle parti dovesse chiedere la ripetizione del dibattimento.“La notizia getta nello sconforto i risparmiatori” ha detto Barbara Puschiasis, presidente di Consumatori Attivi. “Si rischia di dover ripartire dall’inizio. Potrebbe, infatti, scattare la richiesta di risentire tutti i testimoni ascoltati nelle 20 udienze che si sono già celebrate. Sorato è stato chiamato molte volte in causa da diversi testimoni. E’ una situazione che poteva essere sicuramente prevista dal momento che lo studio legale segue da due anni l’imputato”, continua Puschiasis. “Sui risparmiatori traditi ora c’è la scure della prescrizione, che scatterà a metà del 2021. Il giudice aveva promesso una sentenza entro Natale del 2020. Ma ora è a rischio l’intero procedimento”.

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