Il lavoro c’è, mancano i lavoratori

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In un contesto di piena occupazione, mancano i lavoratori. L’allarme non è nuovo, ma assume proporzioni sempre più ampie nel territorio padovano e veneto. Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, ha incrociato i dati più significativi messi a disposizione da Veneto Lavoro e Unioncamere-ANPAL (Sistema Informativo Excelsior), fotografando nei numeri una situazione che sempre più imprenditori lamentano. L’anno appena lasciato alle spalle si è confermato più che positivo per il mercato del lavoro veneto: il saldo tra assunzioni e cessazioni è pari a 29.500 posti di lavoro dipendente in più. La crescita registrata nel 2022 è determinata esclusivamente dai contratti a tempo indeterminato, aumentati nel corso dell’anno di 37.400 unità e del +26% in termini di domanda di lavoro. Proprio Padova, in questo contesto, spicca per buona salute, con 6.900 posti di lavoro in più nel corso dell’anno, seguita da Venezia e Verona (entrambe attorno a 5.900 posti di lavoro in più). La tendenza per i primi mesi del 2023 farebbe indurre all’ottimismo. E, però, siamo sempre lì: nel 52,5% dei casi le imprese padovane non riusciranno a inserire nel proprio organico le figure di cui hanno bisogno, una difficoltà denunciata, sia pure con percentuali diverse, pressoché in ogni settore: sale al 60,1% se l’azienda cerca dirigenti e professioni con elevata specializzazione e tecnici; scende al 43,4% per impiegati, e per professioni commerciali e nei servizi, e risale a un drammatico 61,6% per operai specializzati e conduttori di impianti e macchine. Ma anche per le professioni non qualificate il problema esiste, perché nel 31,8% dei casi le imprese lamentano la difficoltà nel reperire personale generico. Un problema che Luigi Bazzolo, titolare di Vebi Istituto Biochimico e presidente di Unionchimica Confapi Padova, conosce bene. «Mi manca una dozzina di persone che non riusciamo a trovare da tempo, su un totale di una novantina di dipendenti che abbiamo. Sul tema, Confapi Padova ha intervistato Tiziano Barone, direttore di Veneto Lavoro, l’Ente regionale a cui sono attribuite le funzioni di direzione, coordinamento operativo e monitoraggio della rete pubblica dei servizi per il lavoro. «Il missmatching tra domanda e offerta di lavoro è un elemento strutturale in tutte le regioni competitive, in Italia e in Europa», evidenzia Barone in uno dei passaggi della sua analisi, «ed è legato al fatto che il mercato del lavoro si è polarizzato tra alte e basse qualifiche, per cui a crescere maggiormente sono le professioni a elevata specializzazione (e remunerazione) e quelle a bassa qualifica, poco pagate, a discapito delle professioni intermedie, che a partire dal 2008 hanno registrato un continuo declino. Dopodiché occorre dire che le difficoltà nel reperire manodopera sono legate soprattutto a due fattori. In primis c’è quello demografico. Nel 2030 la popolazione in età lavorativa diminuirà di 150mila persone. Per quanto riguarda le competenze una buona metà non ci sono, ma per ragioni sempre demografiche. Andrà affrontato il tema dei flussi migratori.