A CONTE UN CESTO DEL FALSO MADE IN ITALY Il presidente di Coldiretti Cerantola: “Duramente sotto scacco le produzioni tipiche”

Un cesto con i prodotti del falso Made in Italy a tavola scovati nei diversi continenti è stato presentato dal presidente della Coldiretti Ettore Prandini e dal consigliere delegato Filiera Italia Luigi Scordamaglia al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ha partecipato al Forum organizzato dalle due organizzazioni dedicato al valore della filiera agroalimentare italiana “Da Expo a Tuttofood: Milano porta del cibo italiano verso il mondo” alla Fiera di Milano, dove era presente anche una nutrita delegazione vicentina. Un riconoscimento da parte di Coldiretti e Filiera Italia per l’impegno alla difesa della proprietà intellettuale ed un invito a continuare la battaglia nei confronti dell’agropirateria internazionale, che utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che richiamano all’Italia per alimenti taroccati che non hanno nulla a che fare con il sistema produttivo nazionale. Il presidente Martino Cerantola ed il direttore Roberto Palù: “duramente sotto scacco anche le nostre produzioni tipiche, tra cui Asiago e Grana Padano, ma anche Prosecco ed altre eccellenze”. “Una priorità per le imprese agricole italiane e per i principali marchi dell’industria alimentare nazionale, riuniti in una storica alleanze. In questo contesto il decreto crescita – riferiscono Coldiretti e Filiera Italia – prevede per la prima volta agevolazioni pari al 50% delle spese sostenute dai Consorzi che operano sui mercati esteri per tutelare legalmente l’originalità del Made in Italy e combattere i falsi, ma sarà anche agevolata l’attività di promozione dell’export di prodotti di qualità per consentire di informare adeguatamente i consumatori esteri sulle vere produzioni nazionali come è accaduto in Qatar, dove il Premier ha presenziato all’inaugurazione del nuovo spazio dedicato ai prodotti a marchio Fai “Firmato dagli agricoltori italiani” promosso da Coldiretti nei supermercati arabi, grazie alla collaborazione con “Lulu group”, una delle principali catene di distribuzione che opera in 31 paesi situati in Asia, Stati Uniti, Europa e Medio Oriente”. A far esplodere il falso è stata paradossalmente la “fame” di Italia all’estero con la proliferazione di imitazioni low cost ma anche le guerre commerciali scaturite dalle tensioni politiche, come l’embargo russo, con un vero boom nella produzione locale del cibo Made in Italy taroccato, dal salame Italia alla mozzarella “Casa Italia”, dall’insalata “Buona Italia” alla Robiola, ma anche la mortadella Milano, Parmesan o burrata tutti rigorosamente realizzati nel Paese di Putin. Con i dazi aumenterebbero i prezzi dei prodotti italiani sul mercato americano e sarebbero più competitive le falsificazioni ottenute sul territorio statunitense e quelle provenienti da Paesi non colpiti dalle misure di Trump. “Basta pensare che il 90% dei formaggi di tipo italiano in Usa – sottolineano Coldiretti e Filiera Italia – sono in realtà realizzati in Wisconsin, California e New York, dal Parmesan al Romano senza latte di pecora, dall’Asiago al Gorgonzola fino al Fontiago, un improbabile mix tra Asiago e Fontina”.