SFRATTATO, RIFIUTA UN LAVORO E MINACCIA IL SINDACO DI MORTE

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Senza reddito e con scarse prospettive all’orizzonte, madre e figlio – lei sessantenne, lui trentenne – saranno sfrattati dall’abitazione di corso Pertini a Ponte San Nicolò perchè da tempo morosi. Un’alternativa c’era, ma è stata rifiutata. Il sindaco Enrico Rinuncini aveva trovato a tutti e due un impiego nei lavori socialmente utili: reddito totale 800 euro al mese. Ma la proposta non è andata bene, gli sfrattati pretendono una casa Ater all’affitto minimo di 17 euro mensili, al momento non disponibile. Risultato: dal trentenne, via social, sono arrivate minacce di morte al primo cittadino, tanto da indurlo a segnalare il fatto ai carabinieri che ora sorvegliano i suoi spostamenti con attenzione.Madre e figlio abitano da anni in una casa gestita da una cooperativa sociale. Nella stessa palazzina trovano alloggio anche alcuni richiedenti asilo arrivati in paese la scorsa estate. Lo sfratto arriva dopo lunghe trattative tra la famiglia e il Comune. Il sindaco Rinuncini ha prospettato ai due un lavoro sicuro, sotto la supervisione dei servizi sociali di Ponte San Nicolò: sfalcio dell’erba, sorveglianza, pulizie e via elencando. Quegli 800 euro sarebbero serviti per cominciare a mettersi in regola con bollette e pagamenti vari. Ma non c’è stato verso di concludere l’accordo. Il trentenne ha invece ribadito di aver diritto – secondo lui – all’alloggio popolare ad affitto super calmierato. I due sono in graduatoria, ma non a un posto sufficientemente alto da consentire l’assegnazione. La situazione che si è creata è complessa. È probabile che  le operazioni di sfratto siano coordinate da un nutrito gruppo di forze dell’ordine.