OLTRE 400 ANIMALI UCCISI DAI LUPI Floriano De Franceschi: “attesa lunga, ma auspichiamo di arrivare ad un piano di contenimento, unico sistema per salvaguardare animali e territorio”

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“Si sente sempre più spesso parlare di benessere animale, ma non si tratta di un vezzo, bensì di un punto di arrivo di un sistema allevatoriale che mira sempre di più alla qualità dell’allevamento e delle produzioni, per consentire la sostenibilità delle stalle. Gli animali vengono portati in montagna per assicurare un’alta qualità del latte, ma tutto ciò si può continuare a fare a patto che il territorio sia sicuro e non comporti la perdita di animali. Il lupo, così come gli altri grandi predatori che negli ultimi anni hanno fatto capolino, rappresenta un problema concreto e noi allevatori, se decidiamo di andare in malga, siamo spesso costretti ad accudire gli animali o a restare svegli di notte per evitare che finiscano preda dei grandi carnivori”. Con queste parole il presidente dell’Associazione regionale allevatori del Veneto, Floriano De Franceschi, è intervenuto questa mattina a Palazzo Balbi, sede della Regione Veneto, per la firma del protocollo d’intesa “Danni arrecati dal lupo”, al fianco di presidente e direttore di Coldiretti Veneto, Martino Cerantola e Pietro Piccioni, nonché dei rappresentanti delle maggiori latterie cooperative venete: Lattebusche, Latterie Vicentine e Latteria Soligo, che hanno sottolineato lo stato emotivo e di preoccupazione con cui gli agricoltori vivono la presenza del lupo sul territorio. Il presidente De Franceschi, in sintonia con il presidente di Coldiretti Veneto, Martino Cerantola, che ha evidenziato come “Con il piano di controllo serrato si può passare alla fase successiva: quella dell’abbattimento” condivide il punto di vista del presidente di Lattebusche, Augusto Guerriero, che sintetizza la preoccupazione dei colleghi di Latterie Vicentine e Latteria Soligo: “in particolare in alta montagna, le recinzioni non sono ipotizzabili, poiché le malghe si articolano su vari ettari di terreni impervi e rocciosi. È fondamentale che la proliferazione dei predatori venga fermata e che l’azione di monitoraggio sia efficace, costante e precisa”.